RISCHI DELL’ESTATE: che cosa (non) fare

Diva e Donna

Dall’incontro troppo ravvicinato con una medusa, fino alle punture degli insetti, sono tante le insidie della bella stagione. Ecco un vademecum per salvare la vacanza: l’esperta spiega gli errori più comuni del pronto soccorso fai-da-te

In questo periodo non è raro fare incontri spiacevoli con meduse, ricci, ragni, zecche, insidie non facili da prevedere. Per non peggiorare la situazione, ecco il vademecum su cosa non fare di Maria Letizia D’Errigo, specialista in dermatologia, venereologia e idrologia medica a Massa Carrara.

Meduse. Evitare di usare ammoniaca, aceto, alcol

Inutili e dannosi: possono infiammare di più la parte colpita. Sciacquare con acqua di mare 15-30 minuti (diluisce la tossina). Se residui di tentacolo stanno sulla pelle, non toccare: eliminarli con una tessera di plastica rigida (bancomat). Le creme antistaminiche alleviano il prurito, ma sono fotosensibilizzanti, da applicare senza esporsi al sole. Meglio un gel astringente al cloruro di alluminio (lenisce il prurito e blocca la diffusione delle tossine) e il giorno dopo creme cortisoniche (mattina e sera, 3-4 giorni).

Ricci di mare. Non toccare le spine

Sono fragili e, se si è punti, potrebbero spezzarsi restando nella pelle. Togliere con pinzetta o ago sterile. Se non si riesce, disinfettarsi e fare toccature di ittiolo unguento qualche giorno, per favorirne la fuoriuscita. Applicare una garza imbevuta di amuchina diluita: protegge la ferita e aiuta a individuare la spina espulsa. La lesione, tolta la spina, guarirà in fretta se disinfettata giornalmente, in caso di infezione applicare pomata antibiotica.

Ragni. Il morso non va inciso

Evitare di toccare o incidere il morso. Basta lavare la parte con acqua e sapone e non usare disinfettanti aggressivi, ma amuchina diluita al 5%. Nella maggior parte dei casi tutto si risolve in breve senza problemi, ma il morso in alcune specie può avere conseguenze di rilevanza medica, quindi prestare attenzione alla comparsa dei sintomi. Se la parte è dolente, arrossata, calda, ingrossata, circondata da un alone pallido o violaceo, se compaiono prurito, nausea, vomito o febbre, contattare un Centro Antiveleni (www.centroantiveleni.org).

Zecche. Non vanno via da sole

Penetra con la testa nella pelle e succhia il sangue. Nella sua saliva c’è un anestetico che non fa sentire il morso e ce ne si accorge solo se si controlla la pelle. Fondamentale liberarsene in fretta: più sta conficcata nella pelle, più sale il rischio di infezione. Grande pochi millimetri e marrone (come un seme d’anguria), per estrarla serve una pinzetta a punte sottili. Mai con le mani: la testa può restare conficcata sotto la cute.  Non versare sopra olio, ammoniaca, acetone, benzina: è inutile e pericoloso. Chi non si sente di togliersela, può farla rimuovere al pronto soccorso senza rischi e farsi prescrivere una crema antibiotica. Sintomi dell’avvenuta infezione (malesseri, dolori articolari o muscolari, febbricola) possono verificarsi dopo mesi. In caso andare dal medico per accertamenti e per la terapia antibiotica per bocca.

Api, vespe, calabroni. Vietato togliere il pungiglione con le mani

Si rischia di rompere il pungiglione da cui può uscire altro veleno e peggiorare le cose. Usare le pinzette e poi disinfettare. Per alleviare il dolore e fermare l’infiammazione applicare del ghiaccio e poi una pomata antistaminica o cortisonica. 

A cura di Luisa Taliento

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